Il giorno ad urlapicchio

 

 

 

Ci son dei giorni smègi e lombidiosi
col cielo dagro e un fònzero gongruto
ci son meriggi gnàlidi e budriosi
che plògidan sul mondo infrangelluto,

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi
un giorno tutto gnacchi e timparlini,
le nuvole buzzìllano, i bernecchi
ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini;

è un giorno per le vànvere, un festicchio
un giorno carmidioso e prodigiero,
è il giorno a cantilegi, ad urlapicchio
in cui m’hai detto «t’amo per davvero».

Fosco Maraini

 

Mi sono innamorata della Gnosi delle Fanfole.  E’ un esperimento linguistico di Metasemantica di Fosco Maraini. E’ una tecnica linguistica che prevede l’utilizzo delle regole sintattiche e grammaticali della lingua italiana, ma il ricorso a parole prive di referente alle quali possiamo attribuire significati arbitrari. Mi piace proprio questa mancanza di riferimenti 🙂

Esiste una raccolta di Gnosi delle Fanfole con musica di Stefano Bollani.

 

Don’t worry if you don’t understand, you are right! It is a linguistic experiment, a literary tecnique theorized and used by Fosco Mairaini. 

 

 

Da o dà?

 

 

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IL VERBO “DARE” NELLA TERZA PERSONA SINGOLARE SI PUÒ O SI DEVE SCRIVERE ACCENTATO: “DÀ”?

 

La terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo dare è , con l’accento obbligatorio. Questa forma verbale fa parte di una doppia serie di monosillabi (parole formate da una sola sillaba) che si scriverebbero nello stesso modo (sarebbero cioè omografi), avendo però significati del tutto differenti. Proprio per evitare possibili confusioni, interviene l’accentazione su un membro della coppia:

che  (nei suoi molteplici usi: che vuoi?dico che è meglio cosìil libro che ho letto…) / ché ‘perché’; (congiunzione coordinativa) / è (verbo); la (articolo) / là (avverbio); ne (pronome, dammene due; avverbio, me ne vado) / (congiunzione); se (pronome atono, se ne pentiranno; congiunzione, se accetta, siamo a cavallo)/ sé (pronome tonico: di sé non parla mai); si (pronome: come si fa?) / sì (avverbio, dimmi di sì); te (pronome, parlo proprio con te) / tè (bevanda).
Infine, da (preposizione, un secondo e sono da te) / dà (voce del verbo dare).

Si può dire in italiano

 

Premessa necessaria: questa non è una crociata contro l’inglese. Parlare bene non solo l’italiano ma anche l’inglese (o qualsiasi altra lingua) è bellissimo e utilissimo. Ma non sempre è indispensabile introdurre una quantità di parole inglesi in un discorso o in un testo in italiano». (Annamaria Testa su NeU – Nuovo e Utile)

 

Annamaria Testa in questo articolo ha compilato una lista di termini inglesi di uso comune ormai, ma che possono essere facilmente sostituiti dall’equivalente termine italiano.

 

Eccola:

Voi parlate l’Itagliano?

La lingua amata

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Thomas Mann fa pronunciare al protagonista del romanzo Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull una specie di dichiarazione d’amore per l’italiano: «Son veramente innamorato di questa bellissima lingua, la più bella del mondo. Ho soltanto bisogno d’aprire la mia bocca e involontariamente diventa il fonte di tutta l’armonia di quest’idioma celeste. Sì, caro signore, per me non c’è dubbio che gli angeli nel cielo parlano italiano. Impossibile d’immaginare che queste beate creature si servano d’una lingua meno musicale». Naturalmente la definizione dell’italiano come lingua degli angeli riflette un’idea tradizionale e stereotipata, che Mann ripropone con una buona dose di ironia; tuttavia vale la pena di interrogarsi sulle ragioni che hanno contribuito a radicare nell’immaginario collettivo della cultura occidentale un così lusinghiero luogo comune. Tanto più apprezzabile in tempi avari di altre gratificazioni

Scrivere in italiano

Il Gioco dei se

Perché

“La fantasia fa parte di noi come la ragione: guardare dentro la fantasia è un modo come un altro per guardare dentro noi stessi”

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Se comandasse Arlecchino il cielo sai come lo vuole? A toppe di cento colori cucite con un raggio di sole.
Se Gianduia diventasse ministro dello Stato, farebbe le case di zucchero con le porte di cioccolato.
Se comandasse Pulcinella la legge sarebbe questa: a chi ha brutti pensieri sia data una nuova testa.
(Gianni Rodari)

Italian Slang

From Huffingtonpost

10 Indispensable Italian Slang Expressions

Whether you’ve been studying Italian for years or are currently mastering the art of “my name is,” these 10 expressions are an essential addition to any vocabulary. You won’t find them in Italian books, but you’ll hear them all over the streets. Understanding them will give you a huge boost in comprehension. Using them will make you much more fun to talk to.

1. Che palle! (keh PAL-leh)

Translated word for word as, “What balls!” it’s the short and sweet equivalent to “What a pain in the ass!” Tack it onto the end of any annoying activity for added emphasis: “We have to climb all those stairs? Che palle!” or mumble it under your breath when someone causes you general agitation: “Put a scarf on or you’ll get pneumonia!” Che palle.

2. Che figata (keh fee-GAH-tah)

An adventure in Italy done right will leave you with plenty of chances to use and hear, “What a cool thing!” I met an Italian soccer player today! “Che figata!” We learned how to make handmade pasta! “Che figata!” “It’s official. Prada wants to hire me!” “Che figata!”

3. Figurati! (Fee-GUH-rah-tee)

“Don’t worry about it!” or “It’s nothing!” Just like in English, you can use it when you really mean it: “Thank you so much for the great meal!” “Figurati!” Or to be nice when you really don’t: “I’m sorry I spilled red wine on your brand new, white 500€ Gucci shirt.” “…Figurati!”

4. Mi fa cagare! (mee fah cah-GAH-reh)

Italians take expressing discontent to a whole new level with the descriptive “It makes me poop,” (HA) leaving us English speakers in the dust with our 1 million times less dramatic and funny, “It’s awful.” “That restaurant? Mi fa cagare!” “His tight shirt? Mi fa cagare!” “American coffee? Mi fa cagare!”

5. Che schifo! (keh SKEE-foh)

“How disgusting!” Here are some likely scenarios you will encounter in Italy, just waiting for a “che schifo.” The people sitting next to you on the bench think they’re in their bedroom: “Che schifo!” A pigeon poops on your head: “Che schifo!” You see a 70 year-old man hitting on a 19-year-old girl: “Che schifo!”

6. Dai! (dahyee)

With a pronunciation not unlike a drawn out English “die,” it may sound initially off-putting as you hear it shouted between sweet Italian children and little old ladies. But “dai” just means “Come on!” as in, “Please, oblige me.” Use it when someone refuses: “Let’s go to Sicily.” “No.” “Dai!” Or to push someone to do something: “One more shot of limoncello, dai!” It can also be similar to “stop it!” Someone’s stealing bites of your gelato? Knock them in line with a “dai!”

7. Meno Male! (MEH-noh MAH-leh)

Its translation means “less bad,” but it’s used like, “Thank God!” So you can say: “Fiorentina won? Meno male!” “I passed the test? Meno male!” You can also literally say “Thank God!” which is “Grazie a Dio!” (GRAHT-see-eh ah DEE-oh!). Just make sure you get the “a” in there. Even though it feels more natural to say “Grazie, Dio,” that leaves you speaking directly to God: “Thanks, God!”

8. Magari! (mah-GAHR-ee!)

The Italian counterpart to “I wish!” “Let’s hope!” or “Maybe!” When someone asks you if you plan on coming back to Italy, marrying an Italian and living in a villa in the Tuscan countryside, you can respond with “Magari!” (because of course you do). “Magari” is also great for playing it cool with the opposite sex: “Will we ever see each other again?” “Magari!”

9. Basta! (BAH-stah!)

“Enough!” “That’s it!” Use it to stop the fruit vendor from filling your bag with 20 extra oranges: Basta, basta! Add it to the end of your order: “Una pizza e basta”Or shout it to the people singing songs at 4 a.m. outside your apartment window:“BASTA!”

10. Ma, che sei grullo? (Mah, keh sehyee GROO-loh?)

A uniquely Florentine expression, it literally means, “But, how silly/stupid are you?” It’s most similar to “Are you joking?” or “Are you crazy?” in English. You’ll overhear it in restaurants: “I’ll get the check.” “Ma, che sei grullo?” On the bus: “Take that seat. I’ll stand.” “Ma, che sei grullo?” And, at the markets: “100€ for that wallet? Ma, che sei grullo?” Test it out with your Florentine friends to surprise them with your miraculous knowledge of their dialect. Save it with strangers, as it could be offensive until you’ve got handle on it.