La lingua amata

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Thomas Mann fa pronunciare al protagonista del romanzo Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull una specie di dichiarazione d’amore per l’italiano: «Son veramente innamorato di questa bellissima lingua, la più bella del mondo. Ho soltanto bisogno d’aprire la mia bocca e involontariamente diventa il fonte di tutta l’armonia di quest’idioma celeste. Sì, caro signore, per me non c’è dubbio che gli angeli nel cielo parlano italiano. Impossibile d’immaginare che queste beate creature si servano d’una lingua meno musicale». Naturalmente la definizione dell’italiano come lingua degli angeli riflette un’idea tradizionale e stereotipata, che Mann ripropone con una buona dose di ironia; tuttavia vale la pena di interrogarsi sulle ragioni che hanno contribuito a radicare nell’immaginario collettivo della cultura occidentale un così lusinghiero luogo comune. Tanto più apprezzabile in tempi avari di altre gratificazioni

Scrivere in italiano

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